Percorso umano e sociale
Il mio percorso umanistico: le esperienze che mi hanno formata
Il mio lavoro oggi è fatto soprattutto di numeri, scadenze e organizzazione. Ma una parte importante del modo in cui lavoro nasce da un percorso diverso: studi educativi, scuola, affidamento diurno e volontariato.
Non è una parentesi: è una parte della persona e della professionista che sono oggi.
Origini
Una predisposizione che ho riconosciuto nel tempo
Ho sempre sentito di avere una capacità particolare nell'avvicinarmi alle persone con disabilità. Da bambina non sapevo ancora dare un nome alle fragilità che incontravo negli sguardi, ma sentivo spontaneo cercare di capire la persona che avevo davanti e trovare un modo per entrare in relazione.
Crescendo ho pensato che questa predisposizione potesse diventare il mio lavoro. Per questo mi sono iscritta a Scienze della Formazione Primaria, con l'obiettivo di diventare insegnante di sostegno.
Quando ero ormai molto vicina alla laurea, la vita mi ha portata su altre strade. Non considero però quegli studi un percorso sprecato o una parentesi incompiuta: mi hanno permesso di dare un nome, un contesto e strumenti concreti a qualcosa che prima sentivo soltanto in modo intuitivo.
Sono diventata la persona che sono anche grazie alle esperienze che quel percorso mi ha fatto incontrare.
Scuola
Guardare la scuola da un altro punto di vista
L'università, gli anni di tirocinio nelle scuole e l'esperienza come supplente mi hanno permesso di avvicinarmi al mondo scolastico da adulta e da persona coinvolta nel lavoro educativo, non più soltanto da studentessa.
Ho conosciuto la classe, il sostegno, il rapporto con i bambini e il funzionamento quotidiano della scuola da prospettive differenti.
Quella visione d'insieme mi è utile ancora oggi anche nella vita privata: mi aiuta a osservare la scuola con maggiore consapevolezza, riconoscendone sia i punti di forza sia le difficoltà, e a comprendere meglio i diversi ruoli delle persone che ne fanno parte.
Affidamento diurno
Oltre vent'anni di continuità e responsabilità
Grazie al mio percorso educativo sono diventata affidataria diurna. Da oltre vent'anni mi occupo con continuità di una ragazza con disabilità.
È un'esperienza che richiede ascolto, responsabilità, capacità di adattarsi e soprattutto la volontà di costruire nel tempo una relazione basata sulla persona, sulle sue possibilità e sui suoi bisogni reali.
Per me ha sempre rappresentato anche un equilibrio importante: accanto alla vita d'ufficio ha mantenuto viva quella parte di me naturalmente orientata al sociale.
Oggi questa esperienza mi aiuta anche a comprendere meglio il contesto della cooperativa nella quale lavoro. Conoscere dall'interno alcune dinamiche educative e sociali mi permette di leggere con maggiore consapevolezza una realtà che, professionalmente, incontro da un punto di vista amministrativo e contabile.
Volontariato
ABIO Torino: imparare a esserci anche nelle situazioni difficili
Un'altra esperienza che mi ha fatta crescere, personalmente e professionalmente, è il volontariato con ABIO Torino ODV presso l'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.
Ho iniziato quasi per caso, dopo aver svolto un tirocinio all'interno della scuola ospedaliera. Era un ambiente nel quale mi ero sentita a mio agio nonostante la difficoltà di confrontarsi con alcune delle sofferenze più grandi che la vita possa mostrare.
Poco alla volta l'entusiasmo e l'impegno che mettevo nell'attività mi hanno portata ad assumermi responsabilità sempre maggiori, fino a diventare responsabile dei volontari di un reparto pediatrico particolarmente delicato.
Questo ruolo mi ha insegnato a gestire persone, turni e imprevisti, a confrontarmi con il coordinamento infermieristico, con i medici e con i referenti dell'ospedale. Mi ha soprattutto costretta, in senso positivo, a uscire dalla mia timidezza: parlare davanti alle persone, prendere decisioni, coordinare un gruppo e affrontare situazioni non sempre semplici sono diventati parte dell'esperienza.
È stata una scuola di relazione e di responsabilità che non avrei potuto imparare soltanto sui libri.
Nel lavoro
La mia “doppia” identità è un vantaggio
Tutto questo mi ha resa più sicura anche nella vita professionale. Mi ha insegnato ad affrontare colleghi, superiori, clienti e fornitori con rispetto, ma anche con maggiore tranquillità e consapevolezza.
Ho sempre pensato che la mia apparente “doppia” identità sia in realtà un vantaggio.
Il mio lavoro principale è fatto di contabilità, documenti, numeri e scadenze. Ma le persone che ruotano intorno a quei numeri sono esseri umani, ciascuno con il proprio bagaglio di conoscenze, capacità, debolezze e incertezze.
Saperlo non significa confondere il piano personale con quello professionale. Significa ricordare che ascolto, chiarezza e rispetto possono rendere migliore anche un'attività molto tecnica.
Le fragilità non sono soltanto limiti: se comprese e affrontate nel modo giusto, possono anche trasformarsi in risorse.
I numeri fanno parte del mio lavoro. Le persone fanno parte del modo in cui scelgo di farlo.